Família Ottoboni
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Ramo di Cavarzere

FAMIGLIA OTTOBONI di VENEZIA – RAMO di CAVARZERE

A cura di Antonio Ottoboni
(situazione aggiornata a febbraio 2003)

“Quella degli Ottoboni era una famiglia di cittadini originari (*), lo
strato sociale che in età moderna costituiva l’humus per l’intera burocrazia cancelleresca – e non cancelleresca – dell’amministrazione della Serenissima Repubblica.
Gli Ottoboni, in virtù di una saggia amministrazione, erano riusciti a mettere insieme una buona fortuna immobiliare e fondiaria, soprattutto nelle zone di Pordenone e di Oderzo ( in provincia di Treviso). Il detto popolare di quei tempi voleva che “
ogni terreno di Pordenon appartenesse agli Ottobon”.
Quando nel 1646 il Senato della Serenissima deliberò di aggregare al patriziato le famiglie disposte all’impegno finanziario, gli Ottoboni furono i primi a farsi avanti. Non che avessero a disposizione tutto il denaro liquido necessario (centomila ducati, una cifra esorbitante per quei tempi), ma vedevano in quel passo l’affrancamento della condizione di inferiorità in cui si trovavano come cittadini originari. L’entrare a far parte dell’aristocrazia, che aveva nelle sue mani tutte le prerogative di governo della Serenissima Signoria, costituiva un’ascesa così importante da far accettare il peso di vendite patrimoniali e il ricorso all’indebitamento.
All’interno del clan non tutti erano d’accordo: pur rimanendo molto ricchi, grazie alle ingentissime proprietà, alcuni componenti temevano che con l’indebitamento venissero a mancare gli svaghi e i piaceri della vita. Ma la maggioranza degli Ottoboni aveva già deciso: ogni indecisione familiare era stata superata. Per ambizione, per gelosia del successo di altri, o per motivi ancora diversi. Non si curavano più di prevedere le conseguenze della loro scelta: l’unica cosa che contava era che avevano definitivamente deciso di essere nobili.
L’appartenenza all’aristocrazia incise molto, seppur indirettamente, sulla carriera ecclesiastica di uno degli Ottoboni, Pietro; gli si schiusero nuove porte che lo portarono sempre più in alto: al vescovado, al cardinalato, fino al papato (nel 1689) col nome di Alessandro VIII”.
(da: “Fortuna e Sfortune di una Famiglia veneziana nel seicento – Gli Ottoboni al tempo dell’aggregazione al patriziato” del prof. Antonio Menniti Ippolito).

Capostipite della famiglia fu Ottone II (+1271), conte di Gheldria, figlio di Geraldo di Gheldria, che, ancora minorenne, succedette al padre. Sostenne il Papa contro Federico II, detto il Barbarossa, ma poi combattè contro Colonia e per averne imprigionato l’Arcivescovo fu scomunicato.
Primo a dare lustro alla stirpe fu Antonio (1440); egli militò nel 1470 contro i Turchi nella guerra di Negroponte in qualità di capitano di nave al servizio della Serenissima Repubblica.
Dopo di lui, la famiglia si divise in più rami.
Uno dei più importanti di questi rami si stanziò a Cavarzere (paese del Polesine oggi in provincia di Venezia), come confermato da documentazione autentica, prima della fine del 1400 dopo la guerra di Ferrara contro gli Estensi (1482-1484), conclusasi con la pace di Bagnolo (presso Brescia) il 7 agosto 1484, grazie alla quale Venezia teneva per sè Rovigo e il Polesine e tornava a godere di tutte quelle prerogative che aveva prima della guerra nello Stato Estense.
Cavarzere (caput aggeris, da cui il nome), fondata come avamposto fortificato nei secoli VI e VII da profughi veneti contro i Longobardi, nella seconda metà del secolo X fu contesa fra Venezia e gli Ottoni per la sua importanza militare sulla via di transito verso la pianura padana. Fu poi, come sopra detto, possesso definitivo di Venezia.
E da documenti è confermato che di questo ramo fanno parte anche gli Ottoboni originari di un paese vicino a Cavarzere, Villamarzana.
Capostipite di questo ramo fu Stefano (1468-1499) che, in seguito alla guerra di Ferrara, partecipò al Governo del Polesine e si stanziò a Cavarzere. Era figlio di Antonio.
Stefano seguì le vestigia del padre, servendo i veneti in qualità di capitano di nave nella guerra contro i Turchi, e nel 1499 in un fatto d’armi a Capo Zonchio (ora Navarino) nella Messenia (Grecia), non lontano dall’isola della Sapienza, rimase bruciato con la nave e il suo cadavere preda delle onde.
Stefano ebbe come figli Niccolò (1488), Ettore (1489) e Antonio (1491).
Ettore ebbe dieci figli fra i quali Giacomo, coniugato con Paola di Leonardo dalla Volta dalla quale ebbe otto figli.
Di questi otto figli quello che più interessa per la storia del nostro ramo, è Leonardo (nato nel 1542 e morto il 13 aprile 1630 a 88 anni; altra fonte come data di morte dà il 15 novembre 1630).
Pompeo Litta nel suo libro: Famiglie celebri italiane - Ottoboni di Venezia- scrive:
“Leonardo, erede prosecutore del ramo della Famiglia Ottoboni stanziatosi a Cavarzere, entrò al servizio della Serenissima Repubblica nel 1561 in qualità di estraordinario della cancelleria ducale. Nel 1564 fu eletto ordinario, nel 1570 segretario di Pregadi, nel 1588 segretario del Consiglio dei Dieci. Fu segretario nelle ambascierie della Repubblica veneta presso diverse corti, riuscendo per la sua molta perizia nelle lingue forestiere, molto utile al pubblico servigio. Lungo tempo era stato in questa qualità in Spagna, ove aveva raccolto molte notizie archeologiche riguardanti quel regno. Nel 1610, 14 novembre, fu eletto consigliere della Repubblica del Maggior Consiglio con 845 voti favorevoli e 517 contrari. In questa gravosa incombenza, malgrado l’età avanvata, non dimenticò mai il suo ruolo fondamentale di erede prosecutore del ramo di Cavarzere della famiglia e si fece molto distinguere per la sua diligenza ed assiduità”.

Con lui continua il ramo di Cavarzere della Famiglia.

Purtroppo dal 1630 al 1789 non si hanno, fino a questo momento, notizie certe sui nomi dei successori a causa di distruzioni di origini varie delle documentazioni delle Parrocchie e di assoluta mancanza di registrazione delle nascite da parte di altri enti.

La nostra storia continua con Francesco (1789) e con Giovanni Battista (1800) che, senza ombra di smentita, erano fratelli ed eredi prosecutori del ramo.
Eredi patrizi della nobile famiglia, ricchi per quei tempi, ancora legati alle vicissitudini del ramo di Venezia, mai domi al re e alla politica di quei tempi, piano piano bruciarono gran parte dei beni posseduti, anche per una non buona gestione del patrimonio, fino ad arrivare a essere una famiglia dalla vita normale seppur ancora gaudente grazie ai possedimenti terrieri, salvati al disastro finanziario, nel Basso Polesine (Cavarzere, Adria, Porto Tolle e Polesine Camerini) oltre ad altre proprietà in Padova, in Venezia e in provincia di Treviso (Oderzo, ecc). Fra le proprietà in Venezia figurano alcune valli della laguna di Venezia per la caccia alla selvaggina e la pesca, segno evidente di ancora prosperità e potere (per valle da pesca e da caccia in Veneto s’intende una parte di superficie molto vasta della laguna, di proprietà privata, viva economicamente e opportunamente recintata al fine di trattenere il pesce in essa esistente e favorire postazioni particolari per la caccia ai volatili acquatici, soprattutto agli Anatidi).

- Ramo di Cavarzere residente in Italia
Da Giovanni Battista, sposato con Santa Montin, nacque Sante (1827), sposato a sua volta con Teresa Merlin. Da questo matrimonio nacquero due figli: Ignazio Giovanni (1853), sposato con Libera Renesto, e Giuseppe (1855).
Da Ignazio Giovanni nacquero sei figli: Sante Ildo (1880), Luigi (1881), Giuseppina (1883), Ida (1888), Guido (1891) e Guido (1895).
Da Sante Ildo, sposato con Marianna Carlin, nacquero sette figli: Egle (1907), Giovanni (1908), Giovanni (1910), Livia (1912), Libero Italo (1914), Dirce (1918) e Benito (1924).
Da Giovanni, sposato con Giuseppina Gianarda, sono nati: Gastone (1947) e Giorgio (1948-2004) che hanno rispettivamente due figli, Giovanni (1976) e Nicola(1977), e un figlio, Andrea (1978).
Da Libero Italo, sposato con Eugenia Maria Desirò, sono nati Antonio (1941) e Renato (1947).
Da Antonio, sposato con Elena Marin, è nato Riccardo (1975); da Renato, sposato con Elisa Bignotti, sono nati Michele (1975) e Marianna (1980).
Luigi (1881) ebbe cinque figli: Maria (1909), Irma (1907), Oddone (1911), Francesco (1914) e Irma (1919).
Francesco ha avuto tre figli: Mirella (1952), Gianni (1954) e Daniela (1961).
Guido (1895) ebbe Danilo (1921), Liana (1923), Anna Maria (1930), Dolores (1936) e Italia (1940).

- Ramo di Cavarzere residente in Brasile (originari di Villamarzana)
Da Francesco, nacque Bellino (1816) e da questi Felice (1843). Felice, dopo aver vissuto le stesse vicissitudini degli Ottoboni di Cavarzere, soprattutto in campo politico, decise di emigrare in Brasile nel 1888 con la moglie Marianna Polo e i figli Antonio Innocente (1873), Giovanni Battista (1874), Dionisio Benvenuto (1879), Pasquale Giuseppe (1882) e Giovanna (1885), nati dal loro matrimonio.
Da Dionisio Benvenuto nacquero: Anna (1902), Angelo (1903), Clementina (1905), Teresa (1906), Giovanni (1907), Antonia(1910), Augusto (1911), Virgilio (1912), Guglielmo (1913), Rosa (1917), Terzo (1920) e Amelia (1925).
Da Angelo sono nati quattro figli: Gentile (1926), Geraldo (1929), Mario (1931), Dionisio (1935) e Eunice (1940).
Mario ha quattro figli: Julio Marcos (1962), Nelma Regina (19964), Mario Celso (1970) e Maria Cristina (1972).
Da Dionisio sono nati tre figli: Maria do Rosario (1957), Mariangela (1959) e Dionisio (1971).

(*) I cittadini originari costituivano un ceto a parte della cittadinanza ed erano riconosciuti come tali per tutta una serie di motivi: aver risieduto in Venezia da anni, non aver svolto arti meccaniche da molte generazioni, essersi sempre distinti e non aver dato problemi. Godevano di qualche privilegio, primo tra tutti essere chiamati a ricoprire quelle cariche nell’amministrazione pubblica che non fossero appannaggio dei patrizi. Erano, insomma, un ceto di funzionari, con qualche diritto in più rispetto ai semplici sudditi e con qualche prerogativa in meno rispetto ai patrizi, che erano la classe dirigente vera e propria e unici titolari dei pieni diritti politici. Gli originari erano, in conclusione, il principale ceto dei funzionari della Serenissima Repubblica di Venezia; tra i compiti maggiori che spettavano loro, quello di segretari del Senato e del Maggior Consiglio e soprattutto di Cancelliere grande, cioè di capo a vita dell’amministrazione pubblica, ruolo questo in cui si distinsero di più gli Ottoboni e che fu la chiave della loro affermazione
(delucidazioni ottenute grazie alla collaborazione del prof. Antonio Menniti Ippolito).

» Nota molto importante per tutti gli appartenenti alla Nostra Grande Famiglia Ottoboni:
Gli alberi genealogici del ramo di Cavarzere degli Ottoboni, in Italia e in Brasile, non sono completi per mancanza di notizie precise.
Sarebbe doveroso compito dei vari componenti in vita cercare di far conoscere agli altri Ottoboni i loro ascendenti e discendenti.
Sarebbe anche doveroso, per motivi di orgoglio e anche perchè auspicato da tutti, che altri Ottoboni sparsi nel mondo, che riconoscessero le loro radici grazie a questo sito internet, rendessero note le loro origini a completamento delle notizie sulla Famiglia.


Foto mostra os trabalhadores rurais de Cavarzere, no começo do século passado. Deste lugar, vários membros da família Ottoboni deixaram a Itália e vieram para o Brasil no fim de 1800.


Mapa de Carvazere

LA STORIA DI CAVARZERE
Cavarzere, lembo di terra polesana e veneziana insieme, era anticamente compresa nelle paludi Adriane, poi chiamate lagune di Venezia. Il lento ritirarsi delle acque, nel corso dei secoli, ne fece un isolotto e poi un paese in terraferma. Il suolo conobbe in tempi remotissimi l’opera di coloni romani e antecedentemente quella degli Etruschi Adriesi. Fin dall’epoca etrusca e più tardi sotto la dominazione romana c’erano intorno a Cavarzere, e più in basso verso il mare Adriatico, campi coltivati, borgate e boschi estesissimi, dei quali molti rimanevano al tempo delle invasioni barbariche e dei Veneziani. Il luogo dove ora sorge Cavarzere fu certamente un avamposto fortificato degli Etruschi di Adria. Il nome di Capo d’Argine sarebbe stato attribuito a Cavarzere quando le guerre galliche devastarono l’Italia Padana, disalveando nuovamente i fiumi, inondando i paesi e nel tempo delle calate dei barbari, che sconfissero i Romani, sconvolgendo ogni loro ordinamento materiale e morale. "L’Aggere" di cui Cavarzere fu detta "Caput" sarebbe stato l’argine della "Fossiones Philistine" e non dell’Adige. Mutate le condizioni del paese e mutato governo, il luogo divenne in seguito "Caput Aggeris", o "Caputargilis", "Caput Argelle", "Capo d’Argine", "Cao d’Arzere" (in dialetto) e quindi Cavarzere. Appare accertato che dalle guerre di sterminio e rovina che si svolsero in questo luogo si ripeté l’origine delle valli e dei canneti, che un tempo non lontano si estendevano tutt’intorno a Cavarzere (fino a Chioggia e dall’Adige al Bacchiglione). A determinare lo stato di arretratezza del cavarzerano concorsero nel tempo pestilenze e carestie, sommatisi alla malaria e alle ricorrenti alluvioni imputabili alla vicinanza del Po e alla presenza dell’Adige. Questi mutò più volte il corso sino ad assumere l’attuale con la rotta della Cucca, nel Veronese, avvenuta nel 589. In quell’anno si verificò nei territori del Veneto e della Liguria, come in altre regioni d’Italia, un diluvio paragonabile a quello dei tempi di Noè, che causò la deviazione del Po, da Legnago verso sud e dell’Adige, dalle mura di Este; con il nuovo corso, l'Adige finì per dividere in due Cavarzere. Il castelloraffigurato nello stemma del paese non è del tutto fedele alla tradizione araldica; si tratta infatti non tanto di un simbolo, quanto di una rappresentazione naturale del castello originario, "gran fortezza e bella, fornita di armi e vettovaglie" che purtroppo fu abbattuto per la costruzione del duomo (XVI sec.) e degli immancabili argini sull’Adige.
La rappresentazione del castello nello stemma rientra pienamente nei diritti della città di Cavarzere, fortificata come si è detto fin dalle sue più remote origini e rifugio, soprattutto durante l’invasione degli Unni, nel 452, dei padovani e degli abitanti di Este.

STEMMA DEL COMUNE DI CAVARZERE

In questo periodo si resse con una Magistratura più simile all’ordinamento longobardo che alla tradizione del diritto romano, finché nell’anno Mille cominciò ad avere un tribuno minore ed un consiglio tribunizio; in seguito, assorbiti in qualità di cittadini della Repubblica di Venezia, gli abitanti ebbero diritto di partecipare al Governo con un loro Gastaldo e di prendere parte all’elezione del doge, fino alla serrata del Maggior Consiglio (XIII sec.) cioè finché durarono a Venezia le forme democratiche del governo. Dagli inizi del XIII secolo, Cavarzere fu retta da un podestà mandato da Venezia e scelto fra i patrizi veneziani (ciò però non prima che la carica fosse istituita in Chioggia, nel 1211). Il paese è citato nei trattati fra Venezia ed i re longobardi o i successivi imperatori: "Caput Aggeris" figura ad esempio nel diploma di Lotario (840); inoltre tutti gli atti della Serenissima s’iniziarono per secoli con l’attestazione che il suo territorio andava "da Grado a Cavarzere". Fino ai nostri giorni la storia di Cavarzere è data dal succedersi di dolorosi coinvolgimenti in eventi bellici e di disastrose calamità naturali. Cavarzere fu devastata durante la guerra fra il re longobardo Liutprando e L’Esarcato di Ravenna nel 740; saccheggiata da Pipino, figlio di Carlo Magno, nella guerra franco-veneziana nell’809; data alle fiamme nel corso di periodiche incursioni compiute nel Veneto dagli Ungheri tra il IX ed il X secolo. Nel 983 L’imperatore Ottone II indusse i cavarzerani a ribellarsi a Venezia per contrasti sul diritto di "vagantivo", ma il suo successore Ottone III restituì il paese a Venezia. Il suo territorio fu violato ancora da Pietro I, vescovo di Adria, che vantava diritti su Loreo nel 1010 ed il paese fu poi assalito e depredato da adriesi, romagnoli e ferraresi nel 1040, contro i quali però i cavarzerani si vendicarono mettendo a sacco l’adriense. Nel 1150 il Po ruppe nuovamente l’argine a Ficarolo, inondando il cavarzerano. Nella seconda metà del XII secolo, per fame o forse perché corrotto con l’oro, Cavarzere si arrese all’imperatore Federico Barbarossa. Cavarzere fu ancora allagata dal Po nel 1192, in seguito al cedimento dell’argine alla "Stellata". Toccata dalla guerra fra Venezia, Padova e Treviso, nel 1236 Cavarzere subì l’assalto di Ezzelino da Romano in lotta con Venezia.
Nel 1232, la storia di una giovinetta cavarzerana di nome Samaritana, paralitica di entrambe le gambe e guarita grazie all’intercessione del Santo, contribuì al processo di canonizzazione del padre taumaturgo Antonio da Padova. Un terribile terremoto, nel 1276, fece soffrire carestia e pestilenza alla popolazione cavarzerana. Nel 1372 i podestà di Cavarzere e Chioggia attaccarono i Padovani alla Bastia di Borgoforte, ma furono sconfitti. La guerra termina con la vittoria dei Veneti e i Carraresi sono costretti ad inviare a Venezia quale ambasciatore di pace il poeta Francesco Petrarca. Nella guerra contro Genova (1378) Cavarzere finisce in potere dei Carraresi di Padova e vi rimane fino al 1381, anno della pace tra Venezia e i Padovani. Dopo un altro terremoto non meno terribile dei precedenti (1410), nel 1438 l’Adige tagliato dai nemici di Venezia a Castagnaro e Malopera per operazioni belliche allaga per l’ennesima volta Cavarzere, con gravi danni. Trent’anni dopo, una terribile pestilenza fa strage per due anni della popolazione, seguita da una grande carestia. Durante un altro conflitto con i Ferraresi, nel 1482 gli argini del Po e dell’Adige vengono tagliati dai contendenti e le acque sommergono Cavarzere. Il territorio cavarzerano è inondato anche nel 1493 e nel 1499 per le rotte dell’Adige a Badia e a Barbuglio e ancora nel 1502 per la rotta di Badia.
Finito il Polesine di Adria definitivamente in potere della Serenissima, nel 1509 il paese di Cavarzere comincia ad estendersi sulla sinistra dell’Adige. Numerosi eventi bellici decimarono la popolazione cavarzerana e i dintorni del paese sono ridotti a pestifere paludi. I podestà si rifiutano di abitare nella loro sede e la reggono da Venezia per mezzo di un vicario. Comincia la rapida decadenza del castello. Delle antiche fortificazioni e del castello di Cavarzere non sono rimasti che dei ruderi della torre delle Bebbe, ai confini con il territorio di Chioggia.

I RESTI DELLA TORRE DELLE BEBBE

Tre secoli di pace segnano la rinascita di Cavarzere, che può estendersi rapidamente sulla sinistra dell’Adige. Durante questo periodo, nel 1602, Giulio Tescario, cittadino di Venezia, dona alla Chiesa di S. Giuseppe di Cavarzere una reliquia di sangue del 1171, proveniente dalla chiesa miracolata di S. Maria in Vado.
Nell’agosto del 1706 vi transitò l’esercito di Eugenio di Savoia, che scendeva da Trento per l’Adige accorrendo in aiuto di Torino assediata dai francesi e la popolazione fu costretta, anche con requisizioni di farina, animali, e a volte con violenza, (quando non si possono ottenere in altro modo) a contribuire alle spese militari. La fiacchezza di Venezia favorì pure l’occupazione e il saccheggio da parte di mercenari spagnoli nel 1728.Caduta la Serenissima (1797), con il trattato di Campoformio, il paese è declassato da comune e viene diviso in due: la parte destra divenne frazione di Adria, soggetta alla Repubblica Italiana (alle dipendenze della Francia) e quellasinistra passò sotto il dominio dell’Austria.

COPERTINA DEL "CODICE" DEI PRIVILEGI CONCESSI DAL DOGE DI VENEZIA A CAVARZERE (1713)

Il paese diventa comune italiano, con marcata tinta francese, durante il Regno Italico (1801-1815), periodo in cui si ebbero atti di aperta rivolta politica e di brigantaggio, dovuti alle misere condizioni di vita nelle campagne. Viene incendiato il municipio e il suo prezioso archivio va irrimediabilmente perduto. Dopo il congresso di Vienna del 1815, Cavarzere è reintegrata nei suoi confini e annessa al Regno Lombardo-Veneto. Passa dal distretto di Adria a quello di Chioggia. Nel 1844 entrano in funzione nel cavarzerano le prime macchine a vapore per la bonifica delle valli. Con la nascita della proprietà, comincia a scomparire il diritto di "vagantivo" dei poveri, nonostante le ribellioni di piazza. Il 30 maggio 1848 il generale Pepe con i suoi uomini attraversa l’Adige a Cavarzere, su un ponte di barche, per portare soccorsi a Venezia, dove Daniele Manin aveva proclamato la Repubblica (che resiste fino all’agosto del 1849). Con la terza guerra d’indipendenza, nel 1866, il territorio di Cavarzere viene unito all’Italia con il Veneto. Il 1878 segna la nascita a Rottanova di Cavarzere di Tullio Serafin, allievo del maestro Ettore Galeazzi capobanda del paese, destinato a diventare uno tra i più famosi direttori d’orchestra del mondo. Il freddo del 1878-79 impedisce il lavoro nei campi per quasi tutto l’inverno. La miseria viene ulteriormente ad aggravare la situazione sociale, che a cominciare dal 1880 favorisce l’emigrazione dei contadini. Dopo l’unità d’Italia, il paese fu al centro di tensioni dovute alla sua arretratezza economica.

Nel 1882 l’Adige inonda nuovamente il territorio, in seguito ad una rotta nei pressi di Legnago. Il 23 dicembre dell’anno 1887 un altro incendio distrugge la sede municipale di Cavarzere. A difesa del paese, tra il 1889 e il 1893 viene eretto lo "schermo arginale" nel centro cittadino, continuamente minacciato dalle acque irruenti dell’Adige. Agli inizi del secolo si manifestano i primi fermenti sociali e scoppiano scioperi di risonanza nazionale alimentati da una miseria che da secoli alligna tra la popolazione, condannata a vivere in catapecchie malsane e tormentata dalla malaria.

DUOMO E CAMPANILE DI CAVARZERE (1889)

Attanagliate dalle malattie, dalla povertà e dalla disperazione, centinaia di persone, abbandonando anche la famiglia, trovano la via dell’emigrazione in America: un triste fenomeno che si protrarrà fino al 1914. Nel 1907 il cavaliere del lavoro Ilario Montesi, poi "re dello zucchero", diviene direttore della distilleria di Cavarzere, industria promossa dal conte Francesco Salvadego Molin (seconda per importanza in Europa durante l’ultimo conflitto mondiale); nello stesso anno, egli si rende promotore anche della "Banca Cooperativa del Sindacato Agricolo", poi "Banca Agricola Popolare di Cavarzere, unico istituto di credito di origine cavarzerana. Nel 1909 viene fondata la "Società sportiva Juventus", che nel 1921 porta alla ribalta nazionale l’organizzazione ciclistica locale con una competizione vinta dal famoso Costante Girardengo, seguito a ruota da Gaetano Belloni.

Nel 1915 Domenico Carrari dona a Cavarzere il secondo organo per importanza del Veneto, dopo quello della Basilica del Santo di Padova; distrutto poi dalla guerra, verrà sostituito dall’attuale grande organo, sempre fra i più grandi del Veneto, donato alla Chiesa di S. Mauro, nel 1972, dal commerciante cavarzerano Giacomo Concon, detto "el campanaro". La rotta di Caporetto, nel novembre del 1917, rigetta Cavarzere in un nuovo, angoscioso sconvolgimento. Circondata da ospedaletti da campo, invasa dalle truppe in fuga, dal fragore dei carri e delle fucilate, la cittadina assiste a diserzioni, ladroneggi e allagamenti.

PONTE SULL'ADIGE IN PARTE CROLLATO IL 12 SETTEMBRE 1903

La lotta per il riscatto d’Italia richiede al paese il sacrificio di circa 400 dei suoi cittadini. Nel 1921 la lotta antifascista ebbe fra le sue prime vittime l’assessore socialista Giuseppe Pavanello, coinvolto in una sparatoria mortale mentre tentava di placare gli animi. Nel 1923 Cavarzere si ribella contro la spartizione del suo territorio tra le provincie di Venezia e di Rovigo. In seguito all’insurrezione popolare, una commissione si reca a Roma da Mussolini, il quale annulla il decreto già firmato, affermando: "Siete più veneziani dei veneziani".

L’insicurezza idraulica, per secoli causa di miseria nel cavarzerano, soggetto a periodiche inondazioni dei fiumi, è la fonte di una nuova sciagura nel 1928: il Gorzone rompe un argine nei pressi di Sabbioni di Rottanova. L’intera zona sinistra è allagata, fino alla Torre delle Bebbe. L’anno seguente, il freddo intenso fa ghiacciare l’Adige al punto che a Cavarzere può essere attraversato con i carri agricoli. Durante la seconda guerra mondiale Cavarzere fu quasi rasa al suolo dai bombardamenti aerei a tappeto, così da essere definita dai bollettini di guerra "la Cassino del Veneto".

CAVARZERE DISTRUTTA DAI BOMBARDAMENTI

Numerose sono le vittime fra la popolazione civile a cui sono da aggiungersi quanti si immolarono nella lotta partigiana. Dal 28 luglio 1944, giorno del primo bombardamento aereo avente per obiettivo il ponte ferroviario sull’Adige, al 27 aprile 1945, giorno della liberazione di Cavarzere ad opera dei 21° Gruppo di Combattimento "Cremona", il paese subì uno sconvolgimento radicale. Il 28 luglio del 1944 vengono dunque colpiti l’ospedale, la casa di riposo, la distilleria e, ovviamente, numerose abitazioni. Il 4 agosto è distrutto il ponte ferroviario, ma le incursioni aeree continuano: fino al 31 dicembre se ne contano 25, con 102 morti! La gente, terrorizzata, abbandona il paese e, nel gennaio 1945, il centro di Cavarzere è un "deserto", come testimonia Mons. Giuseppe Scarpa nel suo prezioso diario "Il Martirio di Cavarzere". I bombardamenti ormai non si contano più: ancora la distilleria, il linificio, la fabbrica di lavorazione degli ortaggi, la stazione ferroviaria, e poi ancora il centro cittadino alla destra e alla sinistra dell’Adige. Dal 23 al 27 aprile, l’ultimo obiettivo è attaccato dai bombardieri e dalle truppe alleati ed è la tragedia finale: è distrutta la chiesa di S. Giuseppe, abbattuto il Duomo, colpito il Municipio e, infine, viene centrato dalle bombe il ponte pedonale sull’Adige. Tutto il centro storico, orgoglio e vanto dei cavarzerani, è ora letteralmente raso al suolo. Solo il campanile ha resistito alla furia delle bombe, ma viene gravemente danneggiato dalle cannonate alleate per snidare i cecchini e dai colpi di rappresaglia dell’antiaerea tedesca. Il 27 aprile, quando il primo ufficiale della "Cremona", il sottotenente Riccardo Bisognero, raggiunse il muraglione che sorregge l’argine dell’Adige al centro di Cavarzere, si trovò di fronte ad uno spettacolo allucinante. Con il paese, infatti, era stata distrutta una intera colonna semovente tedesca in fuga verso il nord, per cui tra le rovine, i mezzi militari distrutti, le armi e le munizioni abbandonate, giacevano i corpi sanguinanti e brucianti dei tedeschi. I cavarzerani superstiti, che dalle campagne in cui si erano rifugiati tornavano festosi in paese, rimasero annichiliti di fronte ad un tale disastro e non poterono più riconoscere, in quei cumuli informi di macerie, i luoghi familiari creati dai sacrifici e dall’ingegno dei loro padri.

L’opera di ricostruzione, faticosissima, ebbe subito inizio e ancora una volta i cavarzerani dimostrarono, pur tra enormi difficoltà e nuovi drammi, il loro spirito di abnegazione e la loro volontà di rinascita, ma per rivedere il vecchio caro paese non restò loro che ammirare le rare cartoline rimaste. L’alluvione del 1951, la crisi dell’industria e dell’agricoltura, nuove realtà sociali del dopoguerra, favoriscono il salasso migratorio. Migliaia di cittadini cavarzerani sono costretti alla fuga.

VIA UMBERTO I (1908)

Questa, per grandi linee, la storia di Cavarzere che negli ultimi decenni ha sempre più affermato la volontà di riscatto e di rinascita. Debellati per sempre miseria ed analfabetismo, quasi a sfida del suo passato, Cavarzere continua ad alimentarsi di nuova linfa vitale e democratica, espandendosi sempre più verso la periferia. Oggi la Cavarzere negletta e sottosviluppata, retaggio dei secoli passati, ricordo di certi film neorealistici del dopoguerra, è ormai un lontano ricordo.

PIAZZA MANIN RASA AL SUOLO


Bibliografia: "CAVARZERE la sua storia e la sua Chiesa" Rolando Ferrarese IPAG Rovigo
Le foto sono state raccolte da Duilio Avezzù.

OTTOBONI


Antonio Ottoboni, forse di origine fiorentina, capitano navale veneziano in Eubea nel 1470.

A1. Stefano (+ in battaglia navale presso Capo Zonchio 1499), capitano veneto.

    B1. Ettore (* 1472 + post 1522), scrivano dell’ufficio del Dieci Savi, Guardiano Grande di San Marco, componente dell’Ufficio del Sal dal 1499 (decano dal 1504), Ammiraglio veneto nel 1522.
    = Laura


      C1. Gianfrancesco (* 1515 + 16-12-1575), ordinario della cancelleria ducale dal 1529, Segretario di Pregadi
      dal 1533, Segretario del Consiglio dei Dieci nel 1544, Cancelliere Grande della Repubblica Veneta il 16-4-1559.

      C2. Caterina
      C3. Giorgio
      C4. Michele
      C5. Marcantonio (+ testamento 30-7-1570)
      = Dianora, figlia di Francesco Basalù Segretario del Consiglio dei Dieci (+ testamento 1-12-1605).


        D1. Francesco
        D2. N.H. Marco (* 1554 + 1646), estraordinario della Cancelleria Ducale 1576, ordinario dal 1578, Segretario del Senato Veneto, Segretario del Consiglio dei Dieci nel 1619, Cancelliere Grande della Repubblica Veneta 25-5-1639; aggregato al patriziato veneto il 24-8-1646.
        = 1594 Vittoria dei Conti Tornielli (+ 6-11-1635).


          E1. N.H. Marcantonio (* 11-3-1596 + testamento 13-3-1655), Patrizio Veneto, Segretario del Senato Veneto.
          E2. N.D. Francesca, Patrizia Veneta, monaca dal 1628.
          E3. N.D. Dianora (+ testamento 1649), Patrizia Veneta.
          = N.H. Bartolomeo Duodo, Patrizio Veneto
          E4. N.D. Caterina, Patrizia Veneta.
          = Lorenzo Agazzi
          E5. N.D. Adriana, Patrizia Veneta.
          = Marcantonio Padova
          E6. N.H. Giovanni Battista (* 26-9-1605 + testamento 2-5-1681), Patrizio Veneto, Abate.
          E7. N.H. Agostino (* 31-7-1608 + testamento 2-8-1673), Patrizio Veneto.
          a) = Candida, figlia di Giovann Battista Benci (+ testamento 31-12-1647);
          b) = 1649 Paolina Bernardo


            F1. (Dalle prime nozze) N.H. Antonio (* 20-6-1646 + Roma 19-2-1720), Patrizio Veneto; Podestà di Feltre nel 1674, Podestà e Capitano di Crema nel 1678, Castellano di Bergamo, creato nel 1689 Generale di Sacra Romana Chiesa, Principe e Assistente al Soglio Pontificio; Patrizio Genovese dal 1689.
            = 1665 Maria, figlia di Giovanni Moretti


              G1. N.H. Don Pietro (* Venezia 2-7-1667 + Roma 29-2-1740), Patrizio Veneto, Referendario di ambe le Segnature e riceve gli ordini minori il 20-10-1689,Cardinale Diacono dal 7-11-1689 (con il titolo di San Lorenzo in Damaso 14-11-1689, Cardinale Prete dal 14-7-1724, Subdiacono 11-7-1724, Diacono 13-7-1724, ordinato 13-7-1724 ), Governatore di Fano, Tivoli e Capranica l’8-11-1689, Vicecancelliere di Santa Romana Chiesa dal 14-11-1689, Legato ad Avignone l’11-1-1690, Protettore della Francia e Abate commendatario di Saint-Paul di Verdun e di Marchiennes, Segretario dei Memoriali, Cardinale Vescovo di Sabina dal 29-1-1725, Arciprete della basilitca Liberiana dal 1726, Segretario della Sacra Congregazione della Romana e Uiniversale Inquisizione dal 7-1726, Cardinale Vescovo di Frascati dal 26-7-1730, Cardinale Vescovo di Porto e Santa Rufina dal 15-12-1734, Arciprete del Laterano dal 1730, Gran Priore d’Irlanda, Cardinale Vescovo di Ostia e Decano del Sacro Collegio dal 3-9-1738, Patrizio Genovese dal 1689.


            F2. (Dalle seconde nozze) N.D. Chiara (* 27-7-1651 + ?), Patrizia Veneta.
            = 1670 N.H. Francesco Zeno, Patrizio Veneto.
            F3. N.H. Don Marco (* 23-3-1656 + Roma 13-4-1723), 1° Duca di Fiano e Nobile Romano dal 1689, Castellano di Castel Sant’Angelo, Generale delle galere di Santa Romana Chiesa, Patrizio Veneto, Patrizio Genovese dal 1689.
            a) = 1690 Donna Tarquinia Colonna dei Principi di Carbognano (v.) (+ 1714);

            b) = 1714 Principessa Donna Maria Giulia Boncompagni-Ludovisi dei Principi di Piombino (v.)
            (* 22-1-1695 + 3-11-1751).


              G1. (Dalle seconde nozze) Donna Francesca (* 28-11-1715 + 1758), Patrizia Veneta e Genovese; erede del ducato di Fiano.
              = 6-1-1731 Don Pietro Gregorio Boncompagni-Ludovisi (v.)

              G2. Donna Maria Vittoria (* 1721 + villa La Quiete, presso Como 14-1-1790), Patrizio Veneta e Genovese.
              = Don Gabrio Serbelloni Duca di San Gabrio e Patrizio Milanese.


            F4. N.D. Vittoria (* 12-2-1657 + ?), Patrizia Veneta e Genovese.
            = N.H. Alvise Priuli, Patrizio Veneto.


          E8. N.D. Cristina, Patrizia Veneta.
          = Giambattista Rubini

          E9. N.H. Pietro (* Venezia 26-4-1611 + Roma 1-2-1691), Patrizio Veneto; Referendario di ambe le Segnature dal 1630, Governatore di Terni nel 1638, Governatore di Rieti nel 1640, Governatore di Città di Castello nel 1641, Datario del Papa Clemente IX, Auditore della Sacra Rota Romana dal 1646, Canonico di Padova dal 1651, Cardinale Prete dal 19-2-1652 (con il titolo di San Salvatore di Lauro 11-3-1652, San Marco 15-11-1660, Santa Maria in Trastevere 13-9-1677, Santa Prassede 8-1-1680), Vescovo di Brescia dal 7-12-1652/1664, Abate di Vangadizza dal 1664, Segretario della Sacra Congregazione dell’Universale e Romana Inquisizione dal 1676, Cardinale Vescovo della Sabina dal 1-11-1681, Cardinale Vescovo di Frascati dal 15-2-1683, Cardinale Vescovo di Porto e Santa Rufina dal 10-11-1687, eletto Papa Alessandro VIII il 6-10-1689 (consacrato a Roma il 16-10-1689).


        D3. Pietro (+ testamento 12-10-1607).
        D4. Antonio (+ testamento 18-12-1616).


      C6. Cecilia
      C7. Sebastiano, Castaldo della Procuratia de Citra nel 1554.
      C8. Marina
      C9. Cornelia
      C10. Giacomo
      = Paola, figlia di Leonardo della Volta


        D1. Gabriele detto “delle Anticaglie”
        D2. Leonardo (* 1544 + 13-11-1630), estraordinario della Cancelleria, Ordinario dal 1564, Segretario di Pregadi dal 1570, Segretario del Consiglio dei Dieci dal 1588, ambasciatore veneziano, Cancelliere Grande della Repubblica Veneta dal 14-11-1620.
        D3. Ettore
        D4. Elisabetta
        = Domenico Vico

        D5. Elena
        D6. Zanetta
        = Lorenzo Monenti

        D7. Niccolò (+ testamento 28-4-1602)
        = Angela De Lello

        D8. Stefano (+ post 1610)
        = Elisabetta, figlia di Agostino Bonvizzo



          E1. Agostina, monaca nel monastero di San Daniele.
          E2. Elena
          = Lorenzo Stefano

          E3. Paola
          = Francesco Assonico

          E4. Francesca
          = Marcantonio Formenti
          E5. Laura
          = N.H. Giovanni Vendramin, Patrizio Veneto


    B2. Niccolò (* 1474 + 1538), segretario ducale nel 1514.
    = Angelica Bernardo


      C1. Ambrogio (+ testamento 8-3-1589).
A2. Francesco, Canonico regolare di San Salvatore nel monastero di Sant’Antonio di Castello.

Link de referência: http://www.sardimpex.com/OTTOBONI.htm

Veneti nel Mondo


ORIGINI VENETE


ECCO COSA CERCARE NEGLI ARCHIVI DI
STATO


Alcuni direttori degli archivi veneti (ne esiste uno per ogni provincia) hanno risposto alla lettera dell'assessore Bozzolin, rendendo nota la documentazione di cui dispongono.
Il caso della famiglia Ottoboni, di origini polesane, emigrata in Brasile alla fine del secolo scorso
 
Anno III - numero 5 - Maggio/Giugno 1999

Nel numero di marzo abbiamo dato notizia di una possibile fonte di ricerca delle origini venete rappresentata dagli Archivi di Stato, istituiti in ogni capoluogo di provincia. In quell'occasione si fece cenno anche all'iniziativa dell'assessore Franco Bozzolin di rivolgersi direttamente ai Direttori degli Archivi per sapere quale tipo di documentazione sia conservata, verificarne l'utilità ai fini delle ricerche dei discendenti all'estero e conoscere le possibilità di consultazione. Queste, in sintesi, i contenuti delle risposte alla lettera dell'assessore, pervenute sino ad ora dagli Archivi di Stato di Belluno, Treviso, Verona e Vicenza:

Archivio di Stato di Belluno

Conserva i registri di leva per gli anni 1900-1928 e quelli del Distretto Militare del periodo 1837-1922. Oltre a questi, sono consultabili anche alcuni registri dello Stato Civile che vanno dal 1805 al 1815.
Nei registri di Leva la ricerca è possibile solo per chi è emigrato dopo l'età legale per la chiamata alla leva. In ogni caso devono essere forniti alcuni dati minimali quali: nome, data e luogo di nascita e, in alcuni casi, anche paternità e maternità.

Archivio di Stato di Treviso
Conserva la seguente documentazione:
  • Ufficio Provinciale di Leva di Treviso, liste di leva, classi 1902-1928;
  • Ufficio Provinciale di Leva di Venezia, liste di leva, classi 1912-1920;
  • Distretto militare di Treviso, Rubriche e ruoli matricolari , classi 1874-1905 (documentazione completa), classi 1906-1924 (con lacune);
  • Distretto militare di Venezia, Rubriche e ruoli matricolari, classi 1900-1905 (documentazione completa), classi 1906-1924 (con lacune);
  • Archivio storico comunale, documentazione relativa alla leva nel Comune di Treviso, da circa il 1860 al 1873 (fondo non ordinato e con lacune);
  • Stato civile del dipartimento del Tagliamento, 1806-1815, che conserva i registri di nascita relativi a Treviso e territorio. Quest'ultimo fondo comprende 188 località degli allora distretti di Asolo, Castelfranco, Ceneda, Conegliano, Montebelluna, Motta, Oderzo, Serravalle, Treviso, Valdobbiadene.
L'archivio conserva anche documenti relativi a: Anagrafe, statistica, censimento, espatri, rimpatrio e passaporti, per il periodo 1806-1888, con documenti fino al 1912.

Archivio di Stato di Verona
Orienta la ricerca essenzialmente sul fondo del distretto Militare di Verona, serie Ruoli Matricolari, che iniziano con la classe di nascita 1862, con molte lacune per i primi anni e sistematicamente dal 1867. In questo fondo compaiono solo i soggetti che hanno effettivamente prestato servizio militare. Per gli altri si dovrebbe ricorrere agli esiti di leva, che per Verona e provincia iniziano solo con la classe 1900. La difficoltà della ricerca consiste nella necessità, in questo caso, di conoscere il Comune di nascita, che è proprio il problema principale che devono affrontare i discendenti.
Altro fondo è quello dei Registri di popolazione del Comune di Verona dell'anno 1836, una sorta di censimento che riporta la situazione della singola famiglia con aggiornamenti, in qualche caso, fino ai primissimi giorni del 1850. E' però limitato alla sola città di Verona.
Un'ultima possibilità di ricerca è rappresentata dagli atti dell'Ufficio di Sanità (atti di nascita e di morte) della città e provincia, che vanno dall'anno 1731 al 1815, periodo che, peraltro, non investe la massa degli emigranti.

Archivio di Stato di Vicenza
La documentazione consultabile è così articolata:
  • Sommario di Leva, classi degli anni dal 1848 al 1891, con lacune per il 1877, 1878, 1881, 1888. Ogni anno è compreso in un unico registro, non corredato da indici alfabetici;
  • Lista di estrazione per mandamenti, classi degli anni dal 1873 al 1924, con diverse lacune per gli anni 1876, 1877, 1880, 1881, 1882, 1888. I mandamenti erano Asiago, Arzignano, Barbarano, Bassano del Grappa, Lonigo, Marostica, Schio, Valdagno e Vicenza;
  • Ruoli matricolari delle classi dal 1850 al 1907, con diverse lacune per gli anni 1850-1872. Corredati da rubriche alfabetiche, nei ruoli sono segnati soltanto coloro che hanno effettivamente prestato servizio militare.

Telefonicamente, infine, l'Archivio di Stato di Padova ha comunicato di conservare le liste di leva dell'Ufficio provinciale di Padova a partire dal 1846 e quelle dell'Ufficio provinciale di Leva di Rovigo dall'anno 1851. Lo stesso archivio ha già dimostrato la validità di questo filone di ricerca, consentendo di individuare il comune e la data precisa di nascita dei componenti la famiglia Ottoboni giunti in Brasile, nel porto di Santos, il 18 marzo 1888.
Le informazioni, comunicate al Servizio per i Veneti nel Mondo per risalire al comune di nascita, riguardavano il padre, Felice, nato, secondo le indicazioni, nel 1846, ed i figli Dionisio, Antonio, Battista e Pasquale, nati tra il 1864 ed il 1871.
Dai documenti conservati all'Archivio di Stato di Padova e relativi alle Liste di leva è stato possibile non solo stabilire il comune di nascita di tre fratelli, Villamarzana in provincia di Rovigo, ma anche correggere le date indicate, in quanto Giovanni Battista, Dionisio e Pasquale sono nati, rispettivamente, il 28 marzo 1874, il 7 aprile 1879 ed il 12 aprile 1882.
Non sono invece emerse indicazioni per quanto riguarda il padre e l'altro fratello, Antonio. Per inciso, all'età di vent'anni, i tre fratelli furono dichiarati renitenti alla leva.
La documentazione è già stata inviata agli interessati che hanno voluto ringraziare il Servizio per i Veneti nel mondo per la 'forte volontà, sensibilità ed altruismo' dimostrati.
Tra i risultati positivi ottenuti dal Servizio, segnaliamo il reperimento del certificato di battesimo di Bartolomeo Perdonà nato nel 1865, avvenuto grazie alla collaborazione del Parroco di Belfiore (provincia di Verona), anche se la data indicata dai discendenti era errata di quattro anni.

Ricordiamo ai discendenti di Veneti impegnati nelle ricerche delle proprie origini che per richieste di informazione ed aiuto possono utilizzare il gruppo di discussione appositamente istituito per i Veneti nel mondo nel sito Internet della Regione.

 

STORIA DI VENEZIA
(da: Nuova Enciclopedia internazionale GROLIER)
Antonio Ottoboni - Itália

L’origine di Venezia risale al periodo della invasioni barbariche, e più precisamente, all’età longobarda, quando gli abitanti dell’entroterra, respinti sempre più verso il mare dagli invasori, furono costretti a fissarsi nelle isole della laguna, che, d’altra parte, erano già abitate sin dal tempo delle invasioni degli Unni e dei Visigoti (secolo V).
Sorsero o si svilupparono nuovi centri come Grado, ove si stabilì la sede del patriarcato di Aquileia, mentre il centro dell’amministrazione militare fu un’isola innominata, ove fu fondata una Civitas nova.
Anche altre isole furono popolate, e il tutto rimase sotto la sovranità bizantina, formando un ducato retto da un magister militum.
Come altrove, anche qui cominciarono a sorgere tendenze autonomistiche sempre più forti, che ebbero modo di manifestarsi apertamente in occasione della crisi iconoclasta, che portò a una sostanziale indipendenza di Venezia, pur rimanendo la formale sudditanza dall’Impero bizantino; ciò, fra l’altro, contribuì a salvare Venezia dalle aspirazioni di conquista di Carlomagno.
Intanto all’interno cominciavano a manifestarsi contrasti tra i vari centri, per cui la capitale fu trasferita prima a Malamocco (742), quindi nell’isola di Rialto, che a poco a poco divenne (secolo X) la Civitas Veneciarum per antonomasia.
Contemporaneamente iniziavano le lotte violente tra le varie famiglie per assicurarsi il governo; ma, malgrado ciò, l’economia veneziana cominciò sin da allora ad avere uno sviluppo relativamente notevole, caratterizzato soprattutto dal commercio, che aveva per oggetto l’importazione di merci dall’Oriente e la loro ridistribuzione nell’Europa occidentale.
Ciò determinò l’esigenza di assicurarsi il controllo militare e politico dell’Adriatico, combattendo i Saraceni e gli Slavi, e infine occupando, sotto il doge Pietro II Orseolo, la Dalmazia (1000).
Questo fu solo l’inizio dell’espansione veneziana nel Mediterraneo, che si sviluppò a partire dal secolo XI mediante la partecipazione alle guerre bizantino-normanne e alle Crociate, il cui risultato fu il godimento di vasti privilegi commerciali e il possesso di quartieri e mercati nei principali porti del Mediterraneo orientale.
Il culmine fu raggiunto con la IV Crociata, in seguito alla quale furono acquistati vastissimi possessi, e una situazione di vero monopolio nel commercio bizantino.
Conseguenza diretta di questo rapido processo espansionistico furono le continue guerre con le altre grandi repubbliche marinare, prima con Pisa e successivamente con Genova, la quale si dimostrò un avversario temibilissimo; la vittoria definitiva toccò però a Venezia, e fu conseguita nella guerra di Chioggia (1378-1381).
Contemporaneamente, all’interno, il regime oligarchico, consolidato con la cosiddetta “Serrata del Maggior Consiglio” (1297-1299), si assestava definitivamente, schiacciando i tentativi rivolti ad abbatterlo (congiura di Baiamonte Tiepolo e dei Querini nel 1309 e 1310, e congiura del doge Marin Faliero nel 1354).
A partire dal secolo XIV, fu perseguita anche una politica di espansione nell’entroterra; dapprima si cercò di assicurare il dominio delle città più vicine alla laguna ( come Treviso) e di impedire che alle sue spalle si formasse uno Stato tanto potente da rappresentare una minaccia diretta; successivamente, specie sotto il dogato di Francesco Foscari, le ambizioni veneziane furono rivolte alla formazione di un vasto dominio, che abbracciò non solo il Veneto e il Friuli, ma anche buona parte della Lombardia (Bergamo, Brescia, Crema), strappata a Filippo Maria Visconti, e il Polesine di Rovigo, occupato con la guerra di Ferrara (*) (1482-1484) e affidato per il suo governo prima a Stefano Ottoboni (1469-1499), figlio di Antonio Ottoboni (1440), che si stanziò a CAVARZERE, poi al figlio Ettore (1489) e, successivamente, al nipote Giacomo e al di lui figlio Leonardo nato nel 1542 e morto il 13 aprile 1630 a 88 anni.
Intanto però Venezia dovette affrontare, assumendo un atteggiamento difensivo, la minaccia turca nel Mediterraneo.
Si trattava di una questione vitale, ma, malgrado tutti gli sforzi, non si potè impedire che i Turchi strappassero a poco a poco tutti i domini orientali: con la pace del 1479 si dovette rinunciare a Negroponte e a Croia e Scutari in Albania.
All’inizio del secolo XVI Venezia è assai potente e sembra aspirare alla “monarchia d’Italia”, in che accresce i suoi nemici.
Avverso alla repubblica e alla sua egemonia sulle signorie romagnole è soprattutto il Papa Giulio II, che organizzò contro di essa la Lega di Cambrai (1508), alla quale aderirono Massimiliano d’Asburgo, la Francia, la Spagna e alcuni prìncipi italiani.
I Veneziani furono duramente sconfitti ad Agnadello, paese della Lombardia (14 maggio 1509), e costretti a rinunciare alle mire espansionistiche nell’Italia settentrionale
Riconciliatasi con il Papa, Venezia partecipò alla Lega Santa (1511-1513), promossa da Giulio II in funzione antifrancese; ma nel 1515 si alleò con Francesco I e partecipò alle varie fasi della lotta tra Francia e Impero.
Al momento della pace di Cateau-Cambresis (1559), la repubblica di Venezia si estendeva in Italia fino all’Isonzo e all’Adda, deteneva parte dell’Istria e della Dalmazia, possedeva Candia e Cipro e numerosi piazzeforti sul litorale greco, e il Polesine governato dagli Ottoboni con sede in Cavarzere.
In oriente, fino all’inizio del secolo XVIII, Venezia fu la maggiore avversaria dei Turchi, ma subì progressivamente delle perdite: la Morea nel 1540; Cipro (1569-1573); Candia, dopo una lunga lotta (1645-1669). Francesco Morosini riconquistò la Morea nel 1684, ma, dopo una nuova guerra senza successo, furono perduti sia quel territorio che i rimanenti possessi veneziani dell’Egeo (pace di Passarowitz, 1718).
Si può dire ormai che è del tutto declinato il prestigio di Venezia come potenza europea.
Con il trattato di Campoformido (1787), Venezia venne ceduta all’Austria.
In Cavarzere rimasero i successori di Leonardo Ottoboni, dei quali non si hanno notizie certe fino alla nascita di Francesco (1789) e di suo fratello Giovanni Battista (1800), che continuarono la stirpe degli Ottoboni stanziatisi a Cavarzere.
Discendenti diretti di Francesco emigrarono in Brasile (1888), guidati da Felice ( nato nel 1843).
Per quanto riguarda la famiglia di Ettore Ottoboni, questa, attraverso Marcantonio e Marco è riuscita a portare alla gloria degli altari Pietro (1 febbraio 1961 – 22 aprile 1611) con il nome di Alessandro VIII e a fare propri vasti possedimenti terrieri (vedi ad esempio Rustignè con la sua villa).
In seguito Venezia si unì al movimento nazionale italiano, ma la Repubblica proclamata da Daniele Manin nel 1848 ebbe vita effimera. Occorse la guerra del 1866 perche’ Venezia potesse unirsi all’Italia.

(*) Guerra di Ferrara

Fu combattuta tra il 1482 e il 1484 in conseguenza delle ambizioni venete e papali sui domini di Ercole I d’Este, in aiuto del quale venne Napoli (il re Ferdinando era suo suocero) con Firenze e Milano alleate.
I Veneziani occuparono il Polesine di Rovigo, governandolo dalla Sede di Cavarzere con gli Ottoboni, e i Napoletani ottennero successi nel territorio romano, costringendo SistoV a desistere dai suoi propositi nepotistici.
Ma, Ludovico Sforza, detto il Moro, preoccupato dagli sviluppi di una situazione in cui non era sorretto dal legittimo titolo di duca di Milano, accolse proposte di pace da Venezia e indusse anche gli alleati ad accettarle.
Così a Bagnolo Po (7 agosto 1484) si stabilì di ritornare alla precedente sistemazione di equilibrio: solo Venezia conservò il Polesine.

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